Il Perù è uno di quei Paesi che fanno sognare: Machu Picchu, le Ande, l’Amazzonia, i mercati colorati, Lima affacciata sull’oceano. Sempre più persone scelgono di andarci non solo come turisti, ma per vivere un’esperienza di volontariato internazionale: in progetti sociali, educativi, ambientali o sanitari.
È un’idea bellissima, ma non si improvvisa. Tra sicurezza, salute, alloggio e rispetto delle comunità locali, ci sono alcune cose da sapere prima di fare la valigia.
Informarsi sulla situazione del Paese
Prima di tutto, è importante capire dove si sta andando. Il Perù è un Paese enorme e molto diverso da regione a regione: Lima, la costa, le città in quota come Cusco, le zone amazzoniche hanno realtà e rischi molto diversi.
Per chi parte dall’Italia, il primo riferimento da consultare è il sito ufficiale della Farnesina “Viaggiare Sicuri”, che nella scheda dedicata al Perù aggiorna regolarmente la situazione di sicurezza, eventuali aree sconsigliate, condizioni sanitarie, documenti necessari e contatti dell’Ambasciata d’Italia a Lima. È utile controllare la scheda più volte: le indicazioni possono cambiare rapidamente in caso di proteste, disordini o emergenze.
In parallelo, chi legge l’inglese può dare uno sguardo anche all’advisory del Dipartimento di Stato USA per il Perù, che invita a esercitare maggiore cautela per criminalità e disordini e segnala aree specifiche da evitare, come alcune zone di confine e il VRAEM (Valle dei fiumi Apurímac, Ene e Mantaro). (travel.state.gov)
Scegliere un progetto serio (e responsabile)

Non tutti i progetti di volontariato sono uguali. Prima di iscriversi, è importante farsi alcune domande:
- L’organizzazione è trasparente su cosa farai davvero?
- Vengono spiegati con chiarezza orari, mansioni, alloggio, costi e assicurazioni?
- È un progetto che rafforza la comunità locale o rischia di sostituirsi ai lavoratori del posto?
Molte organizzazioni serie mettono a disposizione handbook dettagliati per i volontari in Perù, con spiegazioni su salute, sicurezza, vaccinazioni raccomandate, condizioni di lavoro e regole di condotta. Per farsi un’idea del livello di dettaglio è utile dare un’occhiata a documenti simili al “Volunteer Handbook for Peru”, che mostrano come dovrebbero essere spiegate in modo chiaro aspettative, contesto e misure di sicurezza. (cosmicvolunteers.org)
Se un progetto non sa rispondere a domande semplici su dove dormirai, chi ti seguirà sul posto, che tipo di assicurazione serve e cosa succede in caso di emergenza, meglio considerarlo un campanello d’allarme.
Salute e quota: non sottovalutare le Ande
Molti progetti di volontariato in Perù si svolgono in città o villaggi in quota, come Cusco o le aree andine circostanti. Sopra i 2.500 metri, il rischio di mal di montagna e altri problemi legati all’altitudine è reale: la guida sanitaria del CDC dedicata al Perù (“Peru – CDC Yellow Book”) ricorda che destinazioni come Cusco o il lago Titicaca espongono i viaggiatori al rischio di mal di montagna acuto e, nei casi gravi, edema polmonare o cerebrale d’alta quota. (ncbi.nlm.nih.gov)
È importante:
- prevedere qualche giorno di acclimatazione prima di fare sforzi intensi,
- parlare con il proprio medico o un centro di medicina dei viaggi prima di partire,
- informarsi su vaccinazioni consigliate e prevenzione per eventuali zone tropicali (se si va in Amazzonia).
La situazione sanitaria e le eventuali misure in ingresso possono cambiare: oltre al proprio medico, è bene controllare eventuali aggiornamenti su “Peru.travel”, il sito ufficiale del turismo peruviano, che durante la pandemia ha pubblicato protocolli sanitari in italiano per chi entrava nel Paese.
Sicurezza personale: qualche regola di buonsenso
Il Perù non è un Paese “off limits”, ma richiede prudenza, soprattutto nelle grandi città e in alcune aree rurali. L’advisory USA sul Perù ricorda che furti, rapine e altri reati possono avvenire anche di giorno, e sconsiglia esplicitamente alcune zone ad alto rischio. (travel.state.gov)
In pratica, per un volontario:

- meglio evitare di muoversi da soli di notte, soprattutto in quartieri che non si conoscono;
- usare taxi ufficiali o app di trasporto consigliate dall’organizzazione locale, evitando i taxi presi al volo in strada; (opentravelguide.com)
- non mostrare oggetti di valore (reflex al collo, smartphone costosi in vista, gioielli);
- seguire sempre le indicazioni dell’ONG o dell’associazione ospitante su zone da evitare, orari e spostamenti.
Prima di partire è utile registrare il proprio viaggio sul portale ufficiale italiano “DoveSiamoNelMondo” e scaricare l’app “Unità di Crisi” della Farnesina, come suggerito dalle campagne “Viaggiare Sicuri” promosse dal Ministero degli Esteri. (ambsanjose.esteri.it)
Alloggio: famiglia ospitante, casa condivisa o ostello?
Molti progetti in Perù includono vitto e alloggio in famiglia ospitante o in case condivise con altri volontari. È una delle parti più belle dell’esperienza, ma richiede qualche verifica:
- chiedere sempre foto dell’alloggio e sapere con chi si condividerà la stanza;
- informarsi su bagno privato o condiviso, orari dei pasti, regole di casa;
- capire quanto è distante il luogo di volontariato e come ci si arriva (a piedi, bus, taxi).
Dove l’alloggio non è incluso, si può optare per ostelli o guesthouse locali. In questo caso è importante scegliere strutture con recensioni recenti su sicurezza e posizione, e possibilmente vicine alla zona in cui si lavorerà, per ridurre gli spostamenti quotidiani.
Perché serve un’assicurazione specifica per volontariato

Fare volontariato non significa essere automaticamente coperti se succede qualcosa. In molti casi:
- i progetti non includono un’assicurazione sanitaria completa per i volontari;
- si lavora in contesti dove le strutture mediche sono limitate o lontane;
- ci si sposta spesso in bus, barche, mezzi locali, con un rischio di imprevisti più alto rispetto a una vacanza classica.
Per questo è importante avere una polizza viaggio pensata per chi fa volontariato all’estero. Una soluzione dedicata come CAP Volontariato di Chapka è studiata proprio per chi parte per progetti solidali in Paesi come il Perù: di solito include copertura per spese mediche e ospedaliere, assistenza in italiano 24/7, rientro sanitario in Italia, responsabilità civile e altre garanzie utili se si lavora a contatto con persone, strutture o minori.
In un contesto dove anche una semplice appendicite o un incidente in autobus possono diventare molto complicati da gestire, avere un’assicurazione che conosce bene il mondo del volontariato internazionale fa davvero la differenza.
Volontariato sì, ma con consapevolezza
Fare volontariato in Perù può essere un’esperienza che cambia la vita: si imparano lingua e cultura, si guarda da vicino la realtà di comunità molto diverse dalla nostra e, se il progetto è ben pensato, si dà un contributo concreto.
Arrivare informati su sicurezza, salute e alloggio, scegliere un’organizzazione seria, avere una buona assicurazione come CAP Volontariato di Chapka e rispettare sempre le indicazioni delle autorità (italiane e peruviane) permette di concentrarsi su quello che conta davvero: ascoltare, imparare e dare una mano dove serve, senza mettere a rischio se stessi o gli altri.





