Scopri tutto sull’esperienza di volontariato in Thailandia di Giulia, che si trova in un santuario etico per elefanti vicino Kanchanaburi. Fare volontariato all’estero è un’esperienza molto più intensa del semplice viaggiare, perchè è una scelta che comporta rallentare, vivere situazioni poco confortevoli e mettersi davvero in gioco. Oggi quindi abbiamo deciso di intervistare Giulia, una ragazza che ha iniziato il suo volontariato da poco tempo in Thailandia, e che ha deciso di supportare un vero santuario per elefanti vicino a Kanchanaburi.
Ciao Giulia, da quanto tempo sei in Thailandia e quanto tempo ti fermerai?
Sono arrivata in Thailandia da poco più di due settimane e al momento rimarrò qui fino alla fine del mio visto turistico. Il visto dura infatti 30 giorni, ma qui è possibile richiedere facilmente un’estensione di altri 30, e sto valutando seriamente di farlo. Quando sei immersa in un’esperienza così intensa, il tempo passa in modo completamente diverso, e l’idea di andare via tra poco mi sembra quasi un peccato, soprattutto perché vorrei viaggiare anche un pò.
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Perché hai scelto di fare volontariato in Thailandia in questo centro?
Ho scelto Somboon perché volevo essere sicura di partecipare a un progetto etico, dove il benessere degli elefanti fosse davvero al centro. Qui non ci sono spettacoli, non si cavalcano gli elefanti, non si fa il bagno con loro e non vengono fatti interagire con i turisti. L’obiettivo di questo centro infatti è che gli animali vengano rispettati, e si fa il possibile per dar loro una vita il più simile possibile a come sarebbe in natura, lontano dal contatto con l’essere umano.
Com’è strutturata una tua giornata tipo al santuario?

Le giornate iniziano presto, perché gli elefanti hanno i loro ritmi e vanno rispettati. La mattina è quindi dedicata soprattutto alla preparazione del cibo, alla pulizia degli spazi e al supporto dello staff locale. Durante la giornata li accompagniamo poi nei loro spostamenti, osserviamo il loro comportamento e aiutiamo dove serve.
Non è quindi un’esperienza “da coccole”, ma di presenza, supervisione e attenzione. Nel pomeriggio invece il ritmo rallenta un po’, c’è spazio per riposare, parlare con gli altri volontari o semplicemente godersi la pace della natura.
Quali sono gli aspetti più belli di questo volontariato in Thailandia?
Senza dubbio il contatto autentico con gli elefanti, anche se non è fisico come molti immaginano. E’ davvero straordinario poter osservare come si muovono, come interagiscono tra loro e come recuperano fiducia dopo anni di sfruttamento. Un altro aspetto meraviglioso è la connessione con le persone: con i volontari e lo staff locale si condividono infatti valori simili, e questo crea legami molto forti in poco tempo.
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E quali sono invece le parti più difficili o pesanti?
Il lavoro è fisicamente molto impegnativo, i carichi di cibo sono pesanti, così come le pulizie, soprattutto perché c’è da aggiungerci il caldo e l’umidità. Ci sono quindi dei giorni in cui sono davvero stanca, sudata e con i muscoli doloranti. A livello emotivo poi, non è sempre facile sentire le storie di alcuni elefanti e sapere cosa hanno vissuto in passato. Però credo che anche questo faccia parte del percorso: non è un’esperienza patinata, ed è giusto così.
Quanto lavori e quanto tempo libero hai?
Si lavora diverse ore al giorno, soprattutto al mattino e nella prima parte del pomeriggio. Nel tempo libero invece, soprattutto nel tardo pomeriggio e la sera, spesso lo passiamo insieme agli altri volontari, chiacchierando, leggendo o semplicemente riposando. È un equilibrio che ti permette di recuperare energie senza perdere il senso dell’esperienza.
Quando poi ho il weekend libero mi capita di andare in centro a Kanchanaburi o a Bangkok.
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Dove dormi e com’è la vita con gli altri volontari?
Le stanze dei volontari sono dentro al santuario e sono molto semplici ma funzionali. Io condivido poi la stanza con un’altra ragazza, non ci sono infatti camere private, ma va bene così. Gli spazi comuni sono invece diversi, abbiamo una saletta con qualche poltrona e divano, e un porticato con un grande tavolo al centro dove mangiamo tutti insieme.
I pasti sono inclusi? Com’è il cibo?
Sì, i pasti sono inclusi e vengono preparati dallo staff locale. Il cibo è semplice, prevalentemente thailandese, e sono felice ci siano diverse opzioni vegetariane, visto che io non mangio carne.
Mangiare tutti insieme poi è uno dei momenti più belli della giornata, ognuno racconta le attività fatte, e in generale è un bel momento per conoscersi.
Stai facendo amicizia? Com’è il clima tra i volontari?
Assolutamente sì, anzi si creano legami molto velocemente perché condividi tutto: il lavoro, le difficoltà, le emozioni e il ritmo di ogni giornata. Ci sono persone poi da ogni parte del mondo, ognuno con una storia diversa e la cosa bella è che tutti siamo accomunati dal desiderio di fare qualcosa di utile.
Hai intenzione di viaggiare un po’ dopo aver concluso il tuo volontariato in Thailandia?
Sì, mi piacerebbe approfittare del tempo qui per visitare un po’ il paese. Sto pensando di andare verso il nord, magari a Chiang Mai, e poi forse qualche giorno al mare nelle isole del sud. Dopo un’esperienza così intensa, ho piacere di scoprire zone nuove ma anche di riposarmi un pò.
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Rientrerai in Italia dopo questa esperienza?
Non ho ancora un piano preciso, ed è anche questo il bello. Potrei fermarmi ancora in Asia o rientrare in Europa per un po’. Questa esperienza mi ha fatto capire che non serve sempre avere tutto programmato, e che a volte è giusto ascoltare quello che senti strada facendo.
Hai fatto l’assicurazione prima di partire per il tuo volontariato in Thailandia?
Assolutamente sì, fare volontariato all’estero soprattutto in contesti così naturali e dove è richiesto un importante sforzo fisico, significa esporsi a diversi imprevisti. Avere un’assicurazione di viaggio quindi mi fa sentire più tranquilla, sia per eventuali problemi di salute che per piccoli incidenti. È una di quelle cose che speri di non usare mai, ma che è importante avere.
Io ho optato per la Cap Volontariato, che è proprio pensata per questo genere di esperienze.

Che consigli daresti a chi sta pensando a un’esperienza simile?
Se si vuole fare un’esperienza di volontariato in Thailandia il mio consiglio principale è quello di informarsi bene e scegliere solo realtà che lavorano in modo etico, evitando strutture che sfruttano gli animali per il turismo. Bisogna poi partire con la mentalità giusta, sapendo che non è una vacanza e che richiede impegno, adattamento e rispetto. Se però si è pronti a mettersi in gioco, è un’esperienza davvero arricchente.
L’esperienza di volontariato in Thailandia di Giulia dimostra che viaggiare può andare oltre il semplice spostarsi da un luogo all’altro, e che fare volontariato è un’esperienza che lascia il segno, dentro e fuori.





