Una delle parti più belle del viaggiare è scoprire nuovi sapori. A volte però il menù locale mette alla prova anche i più curiosi: ingredienti insoliti, consistenze particolari, odori forti.
Quelli che per noi sono “piatti strani”, per altre culture sono semplicemente cibo di tutti i giorni, con una lunga storia alle spalle. Ecco un giro del mondo tra alcune specialità particolari che potresti incontrare in viaggio e qualche consiglio per assaggiarle in sicurezza, senza rovinarti la vacanza.
Asia: insetti fritti, durian e piatti… odorosi
In molti Paesi del Sud‑Est asiatico, come Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam, il cibo di strada è un’istituzione. Tra spiedini, noodles e frutta fresca, puoi trovare anche:
- cavallette, grilli e larve fritti, spesso venduti su carrelli o bancarelle;
- spiedini di scorpioni o altri insetti croccanti;
- il famosissimo durian, il frutto dal profumo così intenso che in molti hotel e mezzi pubblici è vietato.
Per chi arriva dall’Europa, l’idea di mangiare insetti può sembrare estrema, ma in realtà si tratta di uno snack proteico tradizionale in molte zone rurali. Se vuoi provarli, meglio farlo in bancarelle molto frequentate e con alto ricambio, dove il cibo viene fritto al momento.
Il durian, invece, divide: qualcuno lo ama, altri non riescono neanche a sopportarne l’odore. Vale la pena assaggiarlo almeno una volta, magari in versione gelato o frullato, meno “impegnativa” rispetto allo spicchio puro.
Estremo Oriente: natto, fugu e altri azzardi controllati

In Giappone esistono piatti che possono sorprendere anche chi è abituato al sushi:
- il natto, soia fermentata dalla consistenza filante e dall’odore forte, servito spesso a colazione con riso e senape;
- il fugu, il pesce palla che contiene una tossina potenzialmente letale se non viene pulito e preparato da cuochi autorizzati;
- diverse varietà di frattaglie e interiora grigliate nei locali izakaya.
Il natto è amatissimo da molti giapponesi per le sue proprietà nutrizionali, ma può essere uno shock per chi non è abituato alla fermentazione spinta. Il fugu, invece, è un’esperienza da fare solo in ristoranti autorizzati: in Giappone i cuochi devono ottenere una licenza specifica dopo anni di formazione per poterlo servire.
In generale, in tutto l’Estremo Oriente vale la regola d’oro: se un piatto è notoriamente “delicato” dal punto di vista della sicurezza (come il fugu), meglio provarlo solo in locali riconosciuti, evitando improvvisazioni.
Europa del Nord: fermentazioni estreme
Anche in Europa non mancano i piatti che possono spiazzare:
- in Svezia, il surströmming è aringa fermentata in barattolo, famosa per l’odore intensissimo: spesso viene mangiata all’aperto, avvolta in pane sottile con patate e cipolla;
- in Islanda, l’hákarl è carne di squalo lasciata fermentare e stagionare per mesi, tradizionale ma dal sapore molto forte;
- in alcune zone di Norvegia e Islanda si trovano anche teste di pecora affumicate o bollite (smalahove).
Sono piatti che nascono da antichi metodi di conservazione in climi duri, dove bisognava fare durare il cibo per mesi. Oggi molti locali li propongono in versioni “introduttive” per turisti, spesso accompagnati da pane, burro e alcolici locali per attenuarne l’impatto.
Africa e Medio Oriente: interiora, teste e sapori intensi
In diversi Paesi africani e mediorientali, parti dell’animale che in Italia spesso non si usano più sono invece considerate prelibatezze:

- in Marocco e in altri Paesi del Maghreb si possono trovare mercati dove vendono teste di pecora arrosto;
- in molte cucine dell’Africa occidentale sono comuni piatti a base di trippa, interiora e piedini, cotti a lungo in stufati speziati;
- in alcune aree del Medio Oriente si servono piatti a base di cervello, lingua o fegato, spesso molto apprezzati dai locali.
Sono cibi che parlano di cucina del “non si butta via niente”, dove ogni parte dell’animale ha un uso preciso. Se vuoi provarli, meglio farlo in ristoranti frequentati dalle famiglie del posto, non solo turistici: è lì che il piatto viene preparato come a casa.
America Latina: zuppe “coraggiose” e specialità di strada
In Messico, Perù, Bolivia e altri Paesi dell’America Latina il confine tra “normale” e “strano” cambia rapidamente.
Alcuni esempi:
- in Messico, il menudo è una zuppa a base di trippa di manzo, speziata e considerata un ottimo rimedio post‑festa;
- sempre in Messico si possono trovare tacos con cavallette (chapulines) o altri insetti tostati;
- in Perù e in altri Paesi andini, il cuy (porcellino d’India) viene servito arrosto o fritto, spesso nelle feste tradizionali;
- in molte zone è normale consumare frattaglie alla griglia come cuore o fegato di manzo.
Per chi arriva dall’Italia, abituato a tagli molto selezionati, può essere un piccolo shock vedere certe parti dell’animale in bella vista nei mercati o nei piatti. Ma sono piatti che, ancora una volta, raccontano un modo diverso di usare tutte le risorse a disposizione.

Come assaggiare in sicurezza (senza rovinarti la vacanza)
Provare piatti “strani” è una delle gioie del viaggio, ma nessuno sogna di passare due giorni chiuso in camera per colpa di uno spiedino sbagliato. Alcuni accorgimenti aiutano a ridurre i rischi:
- osservare quanto è frequentato il chiosco o il ristorante: se c’è coda di persone del posto, di solito è un buon segno;
- preferire cibo cotto al momento e ben caldo, soprattutto in Paesi con clima molto caldo o standard igienici diversi da quelli italiani;
- fare attenzione a acqua e ghiaccio: se non si è sicuri della qualità dell’acqua locale, meglio evitare ghiaccio nelle bevande e preferire bottiglie sigillate;
- cominciare con piccole porzioni: meglio assaggiare un boccone di tutto che esagerare con un piatto intero al primo tentativo.
Anche con tutte le precauzioni del mondo, però, può capitare di imbattersi in un’intossicazione alimentare o in un problema digestivo serio. Per questo, soprattutto nei viaggi più lunghi o in Paesi dove la sanità privata è cara, ha senso partire con una buona assicurazione viaggio.
Perché un’assicurazione è l’alleata dei viaggiatori curiosi
Chi ama davvero viaggiare spesso ama anche provare cose nuove, incluso il cibo. Una polizza come quelle di Chapka, pensate per i viaggiatori (dal giro del mondo al semplice city break), è particolarmente utile quando:
- un piatto locale ti manda ko e hai bisogno di un medico o di un ricovero;
- serve un consulto medico in lingua comprensibile (o un supporto in italiano per gestire la situazione);
- la clinica più vicina è privata e chiede garanzie di pagamento prima di visitarti.
Le assicurazioni viaggio Chapka coprono in genere le spese mediche d’urgenza, l’assistenza 24/7 e, se necessario, il rientro sanitario in Italia. Sapere di avere questa rete di sicurezza rende più facile dire “sì” a un piatto nuovo, senza però dimenticare il buonsenso.
Strano per chi?
Alla fine, la domanda vera è: strano per chi?

Molti dei piatti che per noi sono estremi sono semplicemente cibo quotidiano per milioni di persone. Allo stesso modo, alcune abitudini italiane (come mangiare lumache in certe regioni, o formaggi molto stagionati e odorosi) possono sembrare bizzarre a chi arriva da fuori. Avvicinarsi a questi piatti con rispetto, curiosità e prudenza permette di scoprire un pezzo di mondo in più. Magari non amerai il durian o l’aringa fermentata, ma saprai come sono, chi li mangia, perché sono importanti in quella cultura. E se tornerai a casa con una storia di “quella volta che ho assaggiato…”, sarà comunque un ricordo in più nel tuo diario di viaggio, possibilmente senza alcuna sosta in ospedale, grazie anche a un po’ di attenzione e a una buona assicurazione in valigia.





